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SULLE TRACCE DELL'UNESCO

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Finalmente mi sono diplomata e per premiare le mie fatiche e miei ottimi risultati, i mei genitori mi hanno offerto la possibilità di effettuare un viaggio coi miei vecchi compagni delle scuole medie. Abbiamo scelto di partire con l’auto nuova, che i miei genitori mi hanno regalato da poco. La pianificazione di questa gita è stata molto molto lunga e complicata. Ci sono stati molti dibattiti sulla nostra destinazione, e sul numero dei partecipanti. A quanto pare le uniche ad avere le disponibilità economiche e l’approvazione dei propri genitori, sono Cristel, Lucrezia, Chiara ed io. All’inizio pensavamo di visitare l’Italia, in particolare le sue isole, ovvero Sicilia e Sardegna.  Chiara ha ci ha poi suggerito di visitare alcune capitali europee: Vienna Berlino e Parigi. Poi, però, ho fatto una controproposta: andare a visitare i territori francesi studiati anni prima sui banchi di scuola per viverli sulla nostra pelle. A quanto pare, questa opzione è sembrata un’idea migliore a tutte noi, perciò abbiamo deciso di iniziare ad organizzare il nostro viaggio verso Arles, per poi raggiungere Avignone e concludere visitando Pont du Gard.  Alle prime luci dell’alba di una domenica di inizio estate, si parte. Prima di fare vere e proprie visite culturali, decidiamo di rilassarci facendo tappa in Costa Azzurra. Dopo circa 40 chilometri, imbocchiamo la A 21 di Cremona scegliendo la direzione Torino/Piacenza. Dopo un centinaio di chilometri imbocchiamo la A7 verso Genova/Tortona e piano piano il paesaggio comincia a mutare: il grigiore di una Pianura Padana sempre uguale, lascia il posto ai magnifici colori degli Appennini che mi trasmettono un po’ di inquietudine che si mescola all’ imponenza del paesaggio montano. Finalmente giunti in prossimità di Genova, scorgiamo il mare. Dopo poco più di due ore di viaggio, ci fermiamo in un autogrill per sgranchirci le gambe e bere un buon caffè. Credo che nei prossimi giorni mi mancherà questo sapore. Non nascondo che passare così vicino al luogo del disastro del ponte Morandi mi trasmetta un po’ di tristezza. Si riparte in direzione della nostra prima meta: Nizza. Nei successivi 200 chilometri abbiamo la fortuna di godere di un paesaggio eccezione: monti a ridosso del mare. Quindi io Chiara Lucrezia e Cristel ci rendiamo conto che questo scenario non ha nulla a che vedere con quello della nostra Bozzolo. Ecco che davanti a noi appare il cartello della città di Nizza. Sono le 10:00 del mattino e dopo quasi cinque ore di viaggio finalmente parcheggiamo l’auto in territorio francese. Come previsto dal nostro programma di viaggio, alloggiamo all’ostello “Faubourg Montmarte”, una sistemazione modesta, ma che si adatta alle nostre disponibilità economiche e che con poco più di 100 euro comprende anche la colazione. L’ostello dista poche centinaia di metri dal centro, perciò dopo questa passeggiata cerchiamo un ristorante per il pranzo. Vicino alla Basilique Notre Dame de l’Assuntion, troviamo “Chez le Garcon”, un caratteristico bar della Costa Azzurra. Qui gustiamo quattro varietà diverse di insalata, che a quanto pare qui in Francia vengono considerate primi piatti Si percepisce un’atmosfera famigliare e informale che ci mette subito a nostro agio. Nel pomeriggio percorriamo la Promenade des anglais, una passeggiata caratteristica sul mare lunga 7 chilometri. Qui un pensiero va alle 86 vittime dell’attentato del 14 luglio 2016. Scacciato questo brutto ricordo restiamo affascinate dall’aria che si respira in questo luogo che brulica di negozietti, locali della Movida immersi in colori che variano dal bianco al blu notte. La sera una crepe in uno di questi locali conclude la nostra permanenza in questa meravigliosa città. Lunedi mattina dopo aver rifornito l’auto di carburante e aver fatto una buona colazione con croissant appena sfornati, il nostro viaggio continua verso Arles. 250 chilometri di autostrada ci conducono alla nostra meta. Visitando questa magnifica città, si può facilmente comprendere lo sviluppo della storia all’interno di queste mura, essendo Arles una metropoli che è mutata nel tempo, seguendo le esigenze dei suoi cittadini, che nel trascorrere degli anni sono mutate. Alcuni dei monumenti più importanti sono l’arena, il tetro e il criptoportico, che risalgono al primo secolo e sono ancora in discrete condizioni. Nel corso del quarto secolo, la città, andò in contro ad un secondo periodo propizio. A testimonianza di ciò, possiamo trovare le terme di Costantino e Alyscamps, tutt’ora visitabili. Per ben due secoli, Arles venne considerata come la città più bella e suggestiva di tutto il Mediterraneo. Arriviamo in tarda mattinata, in una splendida giornata di sole. Mi viene da ridere vedendo lo strano Decidiamo di riprendere le forze facendo uno spuntino modo che i francesi hanno di vestire: abbinamenti di colori azzardati e accessori appariscenti. Mi giro e vedo la mia amica Cristel ridere, le chiedo divertita il motivo e mi risponde così: “Hai visto come sono vestiti quei ragazzi vicino a quegli alberi?”. Mi volto per guardarli ed effettivamente avevano abiti piuttosto stravaganti, ma cerco di trattenere le risate per non farmi notare troppo. in un modesto bar. Dopo aver fatto una scorpacciata di baguette spalmate di ottimo brie, andiamo verso il centro storico della città e qui la nostra visita culturale comincia. Una volta in biglietteria scegliamo di visitare con una guida l’arena, le terme di Costantino e il cancello di Augusto. Dobbiamo aggregarci ad un gruppo di turisti inglesi e Lucrezia, visto che ha frequentato il liceo linguistico; inizia a conversare con ragazzo piuttosto carino che fa parte del nostro gruppo. Io preferisco socializzare con la nostra guida e, con mia grande sorpresa, scopro che è italiano come noi. A questo punto mi sento molto più a mio agio. Si chiama Giovanni ed ha più o meno la nostra età. A quanto pare è stato assunto pochi mesi prima come stagista e quella di oggi, è la sua prima giornata di lavoro come guida autonoma. Resto affascinata da questa meravigliosa struttura in perfetto stile romano: l’Arena. Subito posso notare la perfezione nella geometria architettonica che si mescola alla bellezza mozzafiato e alla maestosità della struttura. È sorprendente come un edificio così antico sia rimasto così integro e sia riuscito a combattere la forza del tempo e degli agenti atmosferici. Dopo un breve momento di perplessità la guida ci fa tornare coi piedi per terra e ci invita a visitarne l’interno. Mi rendo subito conto che tutto questo è molto diverso da come lo immaginavo studiandolo sui banchi di scuola. Anche le mie amiche restano estasiate alla vista di questa meraviglia. Alla fine della visita, ormai esauste concordiamo con Giovanni di spezzare la visita in due tempi. Dopodiché, a 400 metri dall’arena, in rue Mansard, utilizzando booking.com, affittiamo per un paio di giorni un piccolo appartamento dal nome “Jolie petite maison idéalment siruèe” al modico prezzo di 164 euro. Dopo esserci cucinate una pasta veloce, ci addormentiamo beate per un paio d’ore. Verso le 15;30 torniamo nel centro storico per continuare la visita intrapresa. La prossima tappa sono le terme di Costantino. Si presentano come un grande edificio in mattoni, dai colori quasi tetri, all’interno composto da una complicata rete di stanze, adornate da colonne e capitelli. Anche questa struttura è affascinante, ma un po’inquietante. Passiamo ora al cancello di Augusto, l’insieme di due archi in stile romano uniti e decorati da maestose colonne e due timpani sovrastanti contenenti scritte latine. Abbiamo la fortuna di avere con noi Lucrezia, che usa ciò che ha imparato negli ultimi 5 anni scolastici per tradurre a noi le frasi. Davanti a questo complesso dallo splendore d’altri tempi provo una sensazione di piccolezza e di prevaricazione, un po’ strano, ma sembra davvero che questo cancello voglia divorare chiunque abbia il coraggio di attraversarlo. Finita la visita, ringraziamo la nostra guida e decidiamo di tornare all’appartamento e farci una bella dormita. Camminiamo per una ventina di minuti prima di accorgerci di esserci perse. Nessuna di noi può usare google maps perché i nostri cellulari sono scarichi, visto che nel primo pomeriggio abbiamo scordato di ricaricarli. Il panico ci assale e non sappiamo che fare visto che è sera tardi, per strada i negozi sono chiusi e in giro non c’è anima viva. L’unica cosa che ci rassicura è il fatto di essere tutte insieme. Decidiamo di continuare a camminare e dopo una mezz’ora abbondante incontriamo una signora sulla quarantina che sta facendo una passeggiata notturna con il proprio cane. Ci fiondiamo verso di lei quasi con le lacrime agli occhi e le chiediamo indicazioni per il nostro appartamento. Una volta che ci ha gentilmente aiutato a trovare la strada giusta, la ringraziamo tutte e le auguriamo una buona serata. Ci siamo spaventate moltissimo e credo che d’ora in poi ci ricorderemo di ricaricare i cellulari. Il martedì lo dedichiamo alla visita della Provenza profonda. Ho sempre sognato di vederla e finalmente questo sogno si è avverato. Partiamo verso le 11:00 del mattino per poi percorrere 40 chilometri di strada immersi in paesaggi simili a quelle delle fiabe, tra immense piantagioni di lavanda, brachi di cavalli selvaggi che corrono liberi tra scenari paludosi e fenicotteri rosa. Tutto il paesaggio è pervaso dal profumo inconfondibile e pungente della lavanda. L’atmosfera è fresca e leggera. Anche oggi il tempo ci assiste, l’unico lato negativo è l’insopportabile caldo-umido, tipico di questi luoghi, ma la bellezza della natura lo compensa e quasi non ce ne accorgiamo. Questa è una giornata all’insegna del relax, perciò una volta arrivate nel cuore di questa regione, ovvero la città di Les Saintes Maries de la mer, troviamo un parco con un prato immenso sul quale decidiamo di pranzare con i panini che ho preparato la mattina stessa. Nel primo pomeriggio facciamo una lunga passeggiata tra le viuzze della città, tra gli splendidi negozietti e botteghe che vendono lavanda, saponi, e spezie caratteristiche. Decidiamo di comprare quattro vasetti di lavanda essiccata come souvenir. Verso sera troviamo un ristorante chiamato “Le pont des bannes” nel quale non possiamo che ordinare degli ottimi piatti a base di pesce. Nel viaggio di ritorno guida Chiara e io, ne approfitto per chiamare i miei genitori e raccontargli tutte le meraviglie che fin ora abbiamo avuto l’occasione di vedere. Una volta entrate nelle nostre camere ci buttiamo esauste sul divano, ma poi prendiamo coraggio e andiamo a lavarci e ci catapultiamo a letto. Eccoci pronte la mattinata successiva per la nostra prossima meta: Avignone. Solo 40 chilometri di strada ci dividono dalla città. In meno un ora la raggiungiamo, il tempo non è come sperato, un po’ nuvoloso. Abbiamo pianificato minuziosamente la nostra visita alla città dei papi. Nel quattordicesimo secolo la città simbolo del cristianesimo e che accoglieva il papato, non era più Roma, ma Avignone. Il monumento più rappresentativo ed importante della città, è sicuramente il Palazzo dei Papi, che come ci suggerisce il nome, è stato luogo nel quale il papato ha vissuto. Altri edifici importanti sono il Petit Palais e la Cattedrale romanica di Notre-Dame-des-Doms. Trascorriamo le ore di questa afosa giornata estiva tra Palais des Papes e il Palais Vieux. Ritiriamo i ticket ed optiamo per un’audio guida più economica, visto che alle medie abbiamo approfondito molto la complessa storia della città. Il palazzo si presenta come un maestoso e suggestivo edificio, che non ha nulla da inviare alle meravigliose cattedrali francesi. L’interno mi lascia senza parole e mi ricorda quasi un’antica abbazia. Andiamo poi a pranzare in un raffinato ristorante sulle rive del fiume Rodano chiamato “Restaurant Le Bercail” e ci godiamo il lento scorrere del fiume che mi trasmette calma e serenità. Torniamo nel centro storico per visitare l’imponente Palais Vieux, un edificio dalla grande magnificenza a pianta quadrata, con una grande cortile interno costituito da un prato ben curato. Quello che mi colpisce nel profondo è senz’altro la facciata del palazzo che è caratterizzata da due alte torri in mattoni e sembra vogliano invitare i turisti a varcare la grandiosa porta d’ingresso. Finita la vista, non dobbiamo preoccuparci di trovare un appartamento perché ci offre vitto e alloggio una mia cara amica che ho conosciuto l’anno precedente in occasione della sua visita di studio in Italia. Arrivate a casa sua, Michelle ci accoglie con un gran sorriso e un ottimo bicchiere di vino bianco. Ceniamo frettolosamente e andiamo a letto molto presto dopo averle raccontato l’avventura dei giorni precedenti. Inizia il quinto giorno di viaggio e alle prime luci dell’alba, dopo aver ringraziato e salutato Michelle, partiamo verso Pont du Gard. Nel corso del viaggio ci imbattiamo in una curiosa bottega incastonata tra grandi botti di legno, lavagne scritte a gesso e lavanda essiccata. Decidiamo di fermarci per curiosare. Sembra un negozietto delle fiabe che mio padre mi leggeva da piccola. Penso che portare un pensierino ai miei genitori per ringraziarli del viaggio sia più che dovuto. Decido di acquistare un ottimo vino francese e una forma di formaggio. Dopo questa breve tappa, il viaggio continua. Arriviamo a Vers-Pont-du-Gard, nel dipartimento del Gard. Facciamo un veloce pranzo al sacco approfittando dei prodotti appena comprati nella bottega. Dopo la pausa pranzo decidiamo di andare alla biglietteria per poter accedere al ponte e chiediamo informazioni sui prezzi. prezzi. Scegliamo di visitare Pont du Gard, il museo e il cinema. Optiamo però di rimandare la visita al giorno successivo. Utilizziamo il tempo restante per vistare con calma la città. Approfittiamo della presenza del fiume per fare una bella gita in barca. Un modo curioso per fare il tour della città da un punto di vista alternativo. Dopo circa un’ora, l’escursione finisce e prenotiamo per la sera stessa, un tavolo nel ristorante “La fille des Vignes”. È un luogo caratteristico, con un’atmosfera calda e giovane. Abbiamo scelto tutte e quattro l’hamburger cheddar ou bleu d'auvergne, un panino certamente poco caratteristico, ma dal sapore unico. Non posso lamentarmi di come stiamo mangiando in questi giorni, ma quello che proprio non riesco a farmi piacere è quell’acqua sporca da colore marrognolo che qui spacciano per caffè. È proprio vero che solo noi italiani lo sappiamo fare bene. Dopo l’abbondante cena, ci rechiamo al camping “La Sousta”, che dista un chilometro da Pont du Gard, nel quale avevo prenotato un paio di settimane prima. Ci laviamo e cambiamo velocemente per poi correre esauste a letto. Un nuovo giorno inizia e siamo eccitate per la gita turistica al ponte, del quale per anni a scuola abbiamo sentito parlare. Il Pont du Gard fu costruito per consentire all’acquedotto chiamato Nimes, di attraversare il fiume Gard, da cui questo ponte prende il nome. di attraversare il fiume Gard. Questa struttura risale al periodo precristiano. Pont du Gard non è solo un ponte, ma un monumento, una vera e propria opera d’arte progettata e costruita non solo con lo scopo di essere utile, ma con la finalità di rappresentare e distinguere la città. Questo enorme complesso è stato realizzato grazie al lavoro di architetti ed ingegneri idraulici romani. Facciamo colazione, lasciamo gli alloggi e in tarda mattinata arriviamo davanti a Pont du Gard. L’escursione inizia con la visita del museo che contiene ricostruzioni in scala reale e ambienti virtuali sorprendentemente identici alla realtà. La disposizione delle sale segue una logica precisa. Passiamo ora al ponte. Un complesso maestoso, dalla geometria perfetta e con una bellezza che supera quella della concretezza di semplici oggetti. Questa opera trasuda storia, cultura, conoscenza e bellezza. Soli venti minuti non bastano per capire la complessità e la grandiosità di questa costruzione. È incredibile pensare che qualcosa di così anico, abbia mantenuto la sua bellezza originaria. Ora la guida ci conduce al cinema e sembra proprio di essere nella Francia di secoli fa. Il tempo sembra peggiorare. Facciamo appena in tempo a tornare al camping perché inizia a diluviare. Prima di cenare voglio videochiamare i miei genitori per rassicurarli sul mio stato di salute e per aggiornarli sul viaggio che si sta ormai concludendo. Eccoci in dirittura d’arrivo. È difficile dire addio alla Francia e ai suoi paesaggi mozzafiato. Il tempo è pessimo, piove da ieri. Ci aspettano sette lunghe ore di viaggio. Dopo 35 chilometri imbocchiamo l’autostrada ad Arles e percorriamo a ritroso l’itinerario di qualche giorno fa, ma questa volta dopo tre ore decidiamo di far sosta a San Remo per gustarci finalmente un pranzo italiano. Ad accoglierci troviamo i miei cugini che alloggiano in questa città in occasione della loro vacanza. Si respira un’atmosfera molto diversa, più famigliare ed avvolgente. Facciamo una bella passeggiata per la città e ci fermiamo a mangiare in una trattoria dall’aria invitante. Non possiamo che mangiare un bel piatto di trenette al pesto, del buon pesce e concludere finalmente con un caffè degno di questo nome. Dopo pranzo concludiamo il viaggio e impieghiamo quattro ore per raggiungere finalmente casa. Grazie a questo viaggio non è maturata solo la mia cultura ed il mio intelletto, ma anche la mia autonomia, visto che, ho organizzato e vissuto questo viaggio solo con le mie forze. È stata un’esperienza che resterà sempre dentro di me e che ha sicuramente arricchito il mio bagaglio culturale. Tutti dovrebbero rendersi conto di quali meraviglie ci siano da vedere, delle quali ignoriamo l’esistenza. Il mondo è pieno di luoghi come questi, perché perdere l’occasione di visitarli?

Vittoria Baboni

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