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MASSIMILIANO GALLI

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A causa dell'emergenza del COVID19 non abbiamo potuto interagire di persona con i sindaci come al nostro solito, ma comunque ci siamo voluti informare su come si sta organizzando il paese e su tutte le responsabilità che si hanno in questo periodo utilizzando le risorse digitali a nostra disposizione per il contatto.

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1) Come ha reagito quando ha saputo che c’era questa emergenza, si è messo subito all’opera?

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"Quando è iniziata questa emergenza inizialmente si pensava fosse un problema passeggero, come tanti ce ne sono stati nella storia antica e recente. Torri gemelle, crisi economiche del 2008 e del 2011… tante situazioni difficili, poi problemi legati ai rifugiati e ai richiedenti asilo.

Anch’io pensavo, come tutti, che bastasse fronteggiare la questione con pur difficili ma fisiologici percorsi di intervento. Crisi economiche, crisi legate all’afflusso di migranti fuggiti da guerre e da situazioni inumane. In realtà, però, ci si è presto accorti che questo non è un momento ordinario ma una crisi epocale. Le crisi precedenti erano dettate da un cambiamento mentre questa è uno spartiacque che va ad incidere nei paradigmi sociali e relazionali profondi della gente.

Noi, così abituati ad essere espansivi e al contatto fisico, stiamo rinunciando ad esprimere la nostra socialità. Da amministratore mi sono quindi messo subito al lavoro per organizzare una task force di volontari che potesse stare vicino alla fase più fragili della popolazione".

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2) Quali sono State le prime persone che ha voluto mettere in sicurezza?

Ci siamo mossi sul dettato del presidente del consiglio e della protezione civile, grazie a infermieri e dottori in prima linea. In situazioni di normalità ci si muove sempre con grande ponderazione, ma in questi casi non è stato possibile sprecare un solo istante. Ci siamo mossi nel rispetto delle ordinanze emanate dal Presidente del Consiglio, come previsto dalla legge. Noi come amministratori locali abbiamo subito cercato di tradurre concretamente le disposizioni ricevute cercando innanzitutto di intercettare le situazioni più delicate: anziani, malati, ragazzi con contesti difficili che in questo frangente si sono trovati isolati e privati del diritto a frequentare la scuola. E poi abbiamo cercato di sostenere quelle situazioni sommerse, che solo con un’attenta indagine affiorano come problematiche. In questo momento di difficoltà occorre infatti, a mio avviso, intercettare più il non detto che il detto.

 

3) Davanti a questa emergenza c'è stato anche solo un attimo in cui si è sentito inadeguato nel suo ruolo di sindaco?

Inizialmente mi sono messo in forte discussione come persona e come amministratore. Poi, dopo un momento di difficoltà iniziale, ho cercato di razionalizzare quanto stavo trovandomi a vivere, ed ho reagito con la più grande umiltà ed impegno. Con questa bussola ci siamo mossi, io e l’amministrazione intera, per cercare di dare il nostro meglio per fronteggiare l’emergenza. Agendo come padri di famiglia, per il bene comune. Facendo l’interesse non proprio ma di una pluralità di cittadini si concorre a fare anche il bene del singolo. Nel rispetto delle leggi e delle disposizioni, anche quando chiedere questo significa imporre e richiedere sacrifici. L’importante non è aver paura di osare, ma comunque cercare di non commettere errori.

 

4) Quale è stata la reazione dei cittadini quando sono state messe in atto alcune accortezze a causa del COVID19?

Ovviamente, all’inizio tutti cercavano di condurre la loro vita preservando legittimamente le loro libertà individuali. Poi, quando è stato chiaro per tutti che quanto si sta vivendo non è qualcosa di ordinario, il comportamento collettivo è andato uniformandosi ad un rispetto direi generale delle leggi. Ad eccezione di qualche caso isolato, che comunque è stato multato e segnalato.

 

 

5) Come vede Rivarolo quando sarà finita questa pandemia? I cittadini saranno diventati più responsabili?

Ogni periodo difficile lascia un segno, e le ceneri per una rinascita. Molte le associazioni di volontariato si sono subito rese disponibili per contribuire al sostegno della comunità: portare a casa la spesa, assistere soggetti fragili per bisogni primari, fornire la propria voce per una telefonata di conforto o di semplice scambio di opinioni. Ci sono i semi per un paese migliore, più unito. In questa crisi dove tutte le relazioni sono o virtuali o ridotte all’essenziale, mi aspetto che Rivarolo sappia fare tesoro di quanto questa emergenza avrà insegnato a tutti noi e di non distaccarsi mai dalle persone che si amano.

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Lucrezia Greggio

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